Recensione: Il Piccolo Principe di Saint-Exupéry | Bibliocando

Copertina de Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry - Bibliocando, rubrica libri di Youky's Gift

L’altra sera tornavo dal campo di addestramento. Guidavo, ripensavo a quello che avevamo fatto nel pomeriggio e dal nulla – davvero dal nulla, senza motivo – mi è risuonata in testa una frase: “È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante.”

Da lì è nata questa recensione, che è in effetti molto strana per un blog cinofilo. Perché Il piccolo principe non è un libro sui cani. Non c’è un cane, in tutto il libro. Non insegna niente sull’educazione, sull’etologia, sulla gestione di un cucciolo.

Eppure il capitolo della volpe è, di fatto, il manuale emotivo più preciso che conosca per chiunque viva con un cane.

Lessi Il piccolo principe la prima volta da bambina. Mi era rimasta la sensazione di dolcezza – il testo, i disegni, poeticissimi nella loro infantilità. Non mi era rimasto il finale amaro (ma io le cose non belle tendo a rimuoverle, quindi… niente di nuovo sotto il sole 😁). Riletto oggi, dopo quarant’anni di cani, è un libro completamente diverso.

Non parla di pianeti lontani né di rose capricciose. Parla di relazioni e tra tutte le relazioni possibili, quella che descrive meglio è proprio quella con un Cane.

In questo articolo troverai

📘 Il libro

Il piccolo principe (Le Petit Prince, Antoine de Saint-Exupéry, 1943) Edizioni italiane: storicamente Bompiani; dal 2015, caduti i diritti, praticamente ogni editore ha la sua. Lunghezza: un centinaio di pagine, illustrazioni dell’autore comprese. Un centinaio di pagine di Pura Poesia.

Un libricino che è una vera opera d’arte e che andrebbe riletto una volta all’anno, perché ogni volta ci cogliamo sfumature che nella lettura precedente, in un momento diverso della nostra crescita, non avevamo colto.

✍️ L'autore

antoine saint-exupery autore de Il piccolo principe

Antoine de Saint-Exupéry nasce a Lione nel 1900 e fa un mestiere che oggi non esiste più: il pilota postale. Vola per l’Aéropostale sulle rotte del Sahara e del Sud America, quando volare significava partire da soli, con strumenti primitivi, sapendo che tornare non era garantito.

Nel 1935 precipita nel deserto libico insieme al suo meccanico. Sopravvivono quattro giorni senza acqua prima che un beduino li trovi. Quel deserto, quella sete, quella solitudine finiscono dritti dentro Il piccolo principe: l’aviatore precipitato che apre il libro non è un’invenzione narrativa, è lui.

Scrive il libro in esilio a New York e lo pubblica nel 1943. In Francia arriverà solo nel 1946, quando lui non c’era più: il 31 luglio 1944 decolla per una missione di ricognizione e non torna. Il relitto del suo aereo viene ritrovato al largo di Marsiglia solo nel 2000.

🐾 Perché l'ho letto

La prima volta perché lo leggevano tutti, alle elementari, e a quell’età lo si legge come una favola con dei bei disegni.

La seconda volta per colpa di quella frase che mi è tornata in mente in macchina, tornando dal campo. Sono andata a riprendere il libro dallo scaffale la sera stessa – mi aspettavo la nostalgia dell’infanzia e invece ho trovato qualcosa che non c’entrava niente con l’infanzia. Ho trovato descritto, parola per parola, quello che succede ogni volta che un cane entra in una casa.

O forse, più precisamente: ogni volta che impariamo ad addomesticarci a vicenda.

🧠 Di cosa parla

Un aviatore precipita nel deserto del Sahara. È solo, ha acqua per pochi giorni, deve riparare il motore. La mattina dopo lo sveglia una vocina che gli chiede di disegnargli una pecora.

È il piccolo principe, arrivato da un asteroide minuscolo dove viveva con tre vulcani e una rosa. Una rosa vanitosa, esigente, un po’ bugiarda e che lui ha lasciato perché non sapeva come amarla. Da lì è partito per un viaggio attraverso pianeti abitati da adulti assurdi: un re senza sudditi, un vanitoso, un ubriacone, un uomo d’affari che conta le stelle per possederle.

Poi arriva sulla Terra e incontra un serpente, un giardino pieno di rose identiche alla sua (il momento in cui gli crolla il mondo addosso) e infine una volpe.

La volpe non chiede cibo né aiuto. Chiede una cosa molto più difficile: chiede di essere “addomesticata”. Non succede nulla di straordinario in quelle pagine: niente avventure, niente colpi di scena. Solo un dialogo semplice, quasi silenzioso. Ed è esattamente lì che la storia cambia direzione.

Il-piccolo-principe

🧾 Contenuto e struttura

Ventisette capitoli brevissimi, alcuni di due pagine, con gli acquerelli disegnati dall’autore stesso. Magnifici! ❤️

La struttura è quella del viaggio a tappe: un pianeta, un personaggio, una lezione.

Si legge in un pomeriggio. Il che è ingannevole, perché la densità di quelle cento pagine è enorme: la dedica stessa – a un amico adulto, “quando era bambino” – dice già che il libro non è per l’infanzia, ma per chi l’infanzia se l’è dimenticata.

Il baricentro è il capitolo XXI, quello della volpe. È lì che il libro smette di essere una favola e diventa un trattato sui legami. Tutto quello che viene prima serve a prepararlo, tutto quello che viene dopo ne è la conseguenza.

🎯 I temi centrali

Addomesticare vuol dire creare dei legami. Usiamo la parola “addomesticare” per intendere controllo, obbedienza, sottomissione. Nel libro significa l’opposto: “Vuol dire creare dei legami.” Prima di quel momento, per la volpe il piccolo principe è un ragazzino uguale a centomila altri ragazzini.

Il legame non si impone: si costruisce. E si costruisce da entrambe le parti.

Il legame va avvicinato piano. “Ti siederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla… ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino.”

Se hai mai portato a casa un cucciolo o, peggio, un cane timido o un cane che arriva da una brutta storia, sai che è scritto lì il protocollo. Non addosso. Non subito. Non alle tue condizioni. Ogni giorno un po’ più vicino. Deciso da lui.

Ci vogliono i riti. “Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice.” Questa per me è la frase più cinofila del libro. I nostri cani vivono di rituali: il rumore delle chiavi, l’orario della pappa, il momento della passeggiata. Registrano perfino che la sveglia suona a un’ora diversa il sabato e la domenica.

La prevedibilità non è monotonia: è sicurezza emotiva, è amore leggibile. Un cane sta meglio quando il mondo è leggibile.

Il tempo “perso” è l’unico investimento vero. “È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante.” Non è il cane a essere speciale in sé: è il tempo trascorso insieme che lo rende unico. Le passeggiate senza obiettivo, la spazzolata, i minuti seduti insieme a non fare assolutamente niente.

In una cultura che misura tutto in prestazioni ed esercizi riusciti questa è quasi una posizione scomoda: educare significa soprattutto condividere.

Tu diventi responsabile per sempre. È la frase più citata del libro ed è anche la più fraintesa, perché la usiamo come una cartolina motivazionale. Non è una morale: è una condizione.

Responsabile per sempre significa anche quando il cane non corrisponde alle aspettative che avevi, quando invecchia, quando diventa faticoso, quando la vita cambia…

Su questo non ci sono mezze misure: accogliere un cane non è un hobby, è una promessa di cura a vita.

E la promessa vale soprattutto alla fine – non li si abbandona nel momento finale. Non si esce dall’ambulatorio del veterinario, lasciandolo solo in “quel” momento, perché “non ce la faccio”. È un atto di estrema vigliaccheria. Esserci fino all’ultimo è il minimo, dopo tutto quello che ci hanno dato.

L’essenziale è invisibile agli occhi. “Non si vede bene che col cuore.” Qui il collegamento è diretto e non è poesia: i cani comunicano con lo sguardo, la postura, i micro-segnali. Capiamo che stanno male o che sono felici prima ancora che facciano un verso. Loro fanno lo stesso con noi. E lo fanno molto meglio di quanto lo facciamo noi. Leggono TUTTO.

Il problema è che noi parliamo troppo e osserviamo poco.

La sintonia che ti fa capire che il tuo cane ha bisogno di starti vicino prima che si avvicini non è addestramento: è un’altra cosa, e non c’entra con i comandi.

Il colore del grano. La volpe non mangia il pane, il grano per lei non serve a niente. Ma dopo aver conosciuto il piccolo principe, che ha i capelli dorati, il grano le farà pensare a lui.

I cani fanno questo: cambiano il modo in cui guardiamo il mondo. Per me, che vivo con i Pastori Svizzeri Bianchi, non è il grano – è il candore della purezza, è un certo fruscio degli alberi, è la morbidezza di quel pelo in cui affondare le mani quando sei felice e quando lo sei un po’ meno, sono suoni… cose che per chiunque altro non vogliono dire niente.

Chi ha amato un cane vede tracce di lui ovunque.

“Piangerò.” “Ci perdi qualcosa, allora.” “Ci guadagno il colore del grano.”

La volpe sa in anticipo che quel legame le costerà un pianto, e sceglie il legame lo stesso.

Non conosco una descrizione più onesta di cosa significhi decidere di prendere un cane sapendo che vivrà molto meno di noi. Piangiamo, sì. È il minimo. E lo rifacciamo perché senza Cani non si può vivere. ❤️

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🧩 Come lo collego alla mia esperienza

C’è un momento preciso in cui ho capito davvero questa cosa e non era un momento speciale. Nessun esercizio riuscito, nessuna vittoria, niente di particolare. Era una sera qualunque, ero rientrata stanca, triste, avevo avuto un bruttissimo pomeriggio e ❤️Youky❤️ si è avvicinata in silenzio e mi ha appoggiato il muso sulle ginocchia. Come se sapesse già tutto della giornata appena finita.

In quel gesto c’era una cosa che ci spiazza sempre: non stava rispondendo a un comando, non stava chiedendo attenzione. Stava “semplicemente” rispondendo a me. A quello che ero in quel momento ed esattamente a quello di cui avevo bisogno.

Ed è lì che ho capito che il legame con un cane nasce quando cominciamo a riconoscerci a vicenda.

Nella mia vita questa cosa ha un peso concreto. Quando affido un cucciolo, non sto consegnando un esemplare di una razza: sto consegnando quel cane, con le sue particolarità, il suo modo di guardarti, il suo modo di appoggiare il muso…

Diventerà l’unico al mondo per quella famiglia, ma solo se quella famiglia sarà disposta a fare quello che chiede la volpe: sedersi un po’ più vicino ogni giorno, tornare sempre alla stessa ora, perdere tempo.

Non c’è scorciatoia. Non esiste un cane già addestrato e che ti arriva esattamente pronto per come lo vorresti da adulto.

🐶 Per chi è questo libro

Per tutti, davvero, ma con un’avvertenza: se cerchi tecnica, qui non ce n’è. Non ti spiegherà come gestire un richiamo o una notte di pianto.

Lo consiglio in particolare a chi sta per prendere un cane e non ha ancora capito bene in cosa si sta avventurando e a chi con il cane ci vive da anni e ha smesso di accorgersene.

E lo consiglio a chi lo ha letto da piccolo: rileggerlo adesso è un’esperienza diversa, quasi imbarazzante per quanto ti riguarda da vicino.

🎁 Altre opere di Saint-Exupéry

Terra degli uomini (1939): i suoi anni di volo raccontati davvero, compreso l’incidente nel deserto libico. Se Il piccolo principe è la versione poetica, questo è l’originale in carne e ossa.

Volo di notte (1931), il romanzo che lo ha reso famoso: breve, teso, sul coraggio e sul prezzo che costa.

Pilota di guerra (1942) racconta la disfatta francese del 1940 dal posto di pilotaggio, e Lettera a un ostaggio (1944) è brevissima e bellissima. Cittadella, uscito postumo nel 1948, è invece incompiuto e molto più ostico.

📌 Conclusione

Qual è il “rito delle quattro” del tuo cane? Il momento della giornata in cui comincia ad aspettarti prima ancora che tu arrivi, il rumore che riconosce, l’ora in cui si sposta vicino alla porta. Ognuno ha il suo e sono convinta che molti non ci abbiano mai fatto caso davvero.

Forse pensiamo di aver addomesticato un cane. Ma la verità è che, lungo il cammino, veniamo addomesticati anche noi: impariamo la costanza, la responsabilità, la cura quotidiana e, se abbiamo voglia di osservare, impariamo a vedere ciò che prima ci sembrava invisibile.

Perché un cane, proprio come la rosa del piccolo principe, non cambia il mondo intero, ma sicuramente cambia il nostro mondo.

Bibliocando torna presto con un nuovo titolo. Qui trovi il precedente 😊

📚 La mia valutazione

🦴🦴🦴🦴🦴 (5/5)

Cinque ossetti su cinque, ASSOLUTAMENTE (!!!) e li do a un libro che non parla di cani nemmeno per sbaglio. Perché il capitolo della volpe dice in tre pagine quello che molti manuali non riescono a dire in trecento: che la relazione non si impone, si costruisce con il tempo, con i riti e con la pazienza di aspettare l’altro.

L’unico appunto è che va riletto da adulti – da bambini se ne capisce la metà della metà e la parte che si perde è proprio quella che conta.

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