Il cane che resta solo: cosa succede a settembre
Torni a casa e la porta d’ingresso ha i segni dei denti e delle unghie. Non profondi, non ovunque, ma ci sono, all’altezza della maniglia, che le tue mani toccano quando apri la porta per uscire. Il tuo cane è rannicchiato nell’angolo più lontano dalla stanza e quando ti vede non corre a salutarti come sempre: resta lì, con le orecchie basse, magari muovendo timidamente la punta della codina, come se sapesse già che qualcosa non va.
Se è la prima settimana che sei tornato al lavoro dopo l’estate questa scena non è un’eccezione. È quello che sta succedendo, in questi giorni, in un numero di case molto più alto di quanto pensi.
Potrebbe trattarsi di ansia da separazione del cane?
Non hai sbagliato tu
Prima di tutto: non l’hai fatto apposta, è evidente, ma è successo lo stesso. Non sei andato via pensando “tanto non gli farà niente”. Non hai deciso di ignorare un problema che non sapevi esistere. Sei uscito di casa come fai ogni mattina, pensando che tutto fosse sereno come al solito e il tuo cane ha reagito a un cambiamento che per lui non ha avuto nessun preavviso.
Capita. Non possiamo sempre valutare, analizzare, prevedere tutto. Però è un “problema” che c’è adesso e ce ne occupiamo.
Perché succede proprio a settembre
Da giugno a settembre, per la maggior parte delle famiglie, la casa è piena. Vacanze, weekend lunghi, qualcuno che lavora da casa più spesso, bambini con la scuola chiusa: il cane ha passato tre mesi avendo quasi sempre qualcuno intorno. Non è che si sia “abituato male”, ha semplicemente imparato, giorno dopo giorno, che la casa è un posto in cui c’è sempre compagnia.
Poi, all’improvviso, in un solo giorno di settembre, quella regola cambia. Non gradualmente, ma di colpo. Tu esci alle 8 come prima dell’estate, ma per il tuo cane non è “come prima dell’estate”: è la prima volta, in mesi, che si ritrova davvero solo per tutte quelle ore.
Ci sono passata anch’io. Non ci avevo pensato…
Dopo molto tempo a casa avevo trovato un lavoro e, da un attimo all’altro, ero uscita per star fuori 4 ore. Per dei giorni consecutivi! Il primo giorno Anouk aveva pensato che il mio giro al supermercato fosse un po’ più lunghino del solito, dopo un paio di giorni… ricevetti la chiamata scocciata di vicini che mi comunicavano che “Anouk ulula incessantemente per delle ore!”
Io, allibita. Anouk non aveva mai avuto di questi problemi. Mai. Quindi nemmeno avevo considerato l’ipotesi di una riabituazione graduale. E mi ero sbagliata.
Anouk non si stava “vendicando” con me perché stavo fuori. Non erano dispetto o cattiveria, non era nemmeno, come quasi mai è, un problema di educazione di base. Era una cagnina che aveva perso, da un momento all’altro, quello che era stato il suo punto di riferimento perennemente presente nei mesi precedenti.
La sua reazione era stata una reazione a quella perdita.
Ansia vera o solo disabitudine? Come si distingue
Prima di tutto, prima di “decidere” se si tratti di ansia da separazione o di disabitudine, il mio consiglio è di far fare un controllo veterinario al tuo cane per escludere che sia sorto qualche problema di salute che possa essere, esso stesso, la causa del suo disagio.
Non tutti i cani che soffrono la solitudine di settembre hanno la stessa difficoltà. Può trattarsi di disabitudine o di vera e propria ansia da separazione.
Segnali che parlano di disabitudine:
Al tuo rientro trovi qualche danno isolato, concentrato nelle prime uscite e non tutti i giorni
Il cane si agita quando ti vede prepararti per uscire, ma si calma entro 15-20 minuti dalla tua partenza (puoi saperlo usando una telecamera o chiedendo ad un vicino)
Mentre sei fuori mangia comunque
Il comportamento migliora, giorno dopo giorno, senza che tu faccia niente di speciale
Segnali che parlano di una possibile vera ansia da separazione:
Trovi danni concentrati su porte e finestre: il punto da cui sei uscito e da cui rientrerai
Salivazione eccessiva, al tuo ritorno trovi bava sul pavimento o sul suo muso
Il cane vocalizza continuamente per tutto il tempo che sei fuori (non solo nei primi minuti): se hai vicini che te lo raccontano, è un’informazione preziosa (come nel caso di Anouk; io MAI avrei immaginato che potesse sentirsi tanto a disagio. Non lo aveva mai fatto… grazie alla telefonata dei vicini sono potuta intervenire subito e risolvere il suo nuovo problema in poco tempo)
Il cane non mangia mai, nemmeno i cibi che ama, finché non rientri
Nessun miglioramento dopo una-due settimane, anzi, a volte peggiora
Se ti riconosci nella prima lista, quello che segue in questo articolo probabilmente basta. Se ti riconosci nella seconda, leggilo comunque, ma sappi già ora che tra poco ti dico anche quando e a chi chiedere aiuto.
🐾 Se trovi interessanti queste informazioni entra anche tu nel branco!
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Cosa puoi fare da subito
Non hai bisogno di aspettare il weekend né una situazione perfetta. Alcune cose puoi iniziare a farle immediatamente.
Riabitualo alle tue uscite brevi prima che a quelle lunghe. Se puoi, da adesso e nei prossimi giorni prova a uscire per 5 minuti (davvero SOLO 5, anche solo per buttare la spazzatura, cercare qualcosa in cantina, arrivare al garage e tornare in casa…) più volte, prima della grande uscita di 4 ore. Il tuo cane ha bisogno di ricostruire la fiducia sul fatto che “adesso esce, ma quando esce, poi torna. Sicuramente“, ed è più facile che lo ricordi se lo rieserciti a piccole dosi che tutto insieme.
Rompi il rituale che annuncia l’uscita. Quando usciamo facciamo sempre le stesse cose. È pressoché uno schema: indossiamo le scarpe, prendiamo la giacca dall’attaccapanni, prendiamo le chiavi, che tintinnano; per un cane un po’ in agitazione questi gesti fanno già scattare l’allarme, molto prima che tu apra la porta.
Prova a fare questi stessi gesti più volte al giorno senza poi uscire davvero: siediti sul divano, indossa le scarpe, prendi la giacca, prendi le chiavi e… vai in cucina. E torna.
Quando quei gesti smettono di predire la tua partenza perdono gran parte della loro importanza e del loro potere di allarme.
Non essere teatrale nei saluti. Né alla tua uscita né al rientro. So che è difficile: ti senti in colpa, sai che gli mancherai, sai che ti mancherà, vorresti rassicurarlo, ma un saluto lungo, con una forte dose di emotività, con le frasi tipiche “dai, io esco ma torno subito. Stai tranquillo. Fai il bravo che arrivo. Etc Etc” non fa altro che insegnare al tuo cane che il momento della tua uscita è un evento importante e quindi degno di agitazione.
La tua uscita normale e la stessa calma quando rientri (lui esploderà di gioia, ma tu dovrai sforzarti di restare tranquillo finché non si sarà calmato) gli comunicano l’esatto contrario: non sta succedendo niente di strano. Del resto, quando vai in bagno non gli dai tante spiegazioni: vai, chiudi la porta, dopo un tot di tempo rientri, torni sul divano di fianco a lui senza che tutto questo sia né diventi un evento 🙂
Lasciagli qualcosa da fare. Un gioco da riempire con parte della sua razione di cibo o qualcosa di ghiotto (non esagerare con gli extra, non fanno mai bene) lasciato nel momento in cui esci, sposta la sua attenzione dal “sono solo” al “oh, ho un lavoro interessante da fare”. Da solo non risolve una vera ansia da separazione, ma se si tratta di disabitudine aiuta quasi sempre.
Riduci il valore simbolico di porte e finestre. Se i danni si concentrano lì, per qualche giorno prova a rendere quella zona meno accessibile o meno interessante (una barriera, una tenda), mentre lavori sul resto. Non è la soluzione ma può essere un modo per non peggiorare le cose nel frattempo.
Fai fare al tuo cane dell’esercizio, non solo fisico, ma anche mentale prima di lasciarlo solo. L’esercizio fisico gli farà scaricare l’energia; quello mentale lo stancherà e lo farà sentire soddisfatto di sé.
Puoi mettere della musica rilassante da lasciare come sottofondo quando esci, o anche, banalmente, lasciare la TV accesa sui canali che segui di solito.
Un amico, un familiare o un dog sitter, se devi stare via a lungo, possono aiutare il tuo cane a rompere la lunghezza del periodo di solitudine e a riabituarlo gradualmente.
Puoi provare ad usare i DAP o feromoni di appagamento. Si tratta di feromoni presenti anche nel liquido amniotico e che vengono prodotti dalle ghiandole sebacee presenti nel solco intermammario della madre a partire da circa 3-4 giorni dopo la nascita dei cuccioli e la cui secrezione si protrae fino a 2-5 giorni dopo lo svezzamento. La funzione dei DAP è di rendere il cucciolo più rilassato e calmo durante l’allattamento.
Possiamo usare la riproduzione chimica di questi feromoni per aiutare a riportare il cane in uno stato di maggior serenità. Nel caso di Anouk usai Adaptil.
Si trovano in diverse formulazioni: diffusore, spray, collare, bocconcini appetibili e salviette. Un diffusore copre un’area di circa 50-70 metri quadri e una ricarica dura circa 4 settimane.
NOTA: non funzionano con tutti i cani, ma averli a disposizione e provare ad aggiungere anche questo supporto in caso di stress sicuramente può solo essere utile. Per Anouk furono di grande aiuto, ma la risposta è davvero soggettiva.
Con tanti piccoli accorgimenti spesso si risolvono anche problemi importanti.
Quando serve un aiuto in più
Se dopo due settimane di lavoro reale i segnali della seconda lista non migliorano (o se sono già gravi fin dall’inizio) non è il caso di insistere da solo con altri tentativi. È il momento di chiamare un istruttore cinofilo con esperienza che ti aiuti a risolvere la difficoltà del tuo cane.
Ne sono convinta, non è un mantra ripetuto tanto per: la stragrande maggioranza dei problemi di ansia da separazione si risolve con un lavoro educativo serio, fatto da chi sa leggere il cane, sa costruire un percorso graduale di risoluzione e sa guidare la famiglia ad interagire nel modo corretto con il proprio amico a quattro zampe. Prima si lavora sull’educazione. Solo come ultima spiaggia, se un percorso educativo vero e corretto è stato fatto e non ha funzionato, si può, forse, in casi davvero eccezionali, prendere in considerazione l’idea di uno psicofarmaco e solo con chi lo sa gestire con cura, mai assolutamente come prima risposta.
Un istruttore che conosce questo problema ti farà, nella prima visita, più o meno queste domande: da quanto tempo hai il cane, cosa è cambiato in queste settimane, cosa hai già provato a fare, come si comporta quando esci, se hai un video mostramelo… Da lì costruisce un percorso su misura per il tuo cane; di solito è un percorso di settimane, non di giorni, perché si tratta di ricostruire fiducia, non di correggere un piccolo vizio.
Nel frattempo, mentre aspetti il primo appuntamento, le cose di questo articolo (rottura dello schema predittivo, uscite brevi, saluti tranquilli, qualcosa da fare, musica, DAP) restano valide e utili e puoi già iniziare a lavorarci 🙂
Domande frequenti
Quanto tempo ci vuole perché il cane si riabitui? Per la semplice disabitudine, spesso bastano una-due settimane di uscite regolari e ben “costruite”. Per un’ansia da separazione vera, servono settimane (a volte mesi) di lavoro graduale. Non ci sono scorciatoie.
Posso portarlo con me al lavoro qualche giorno, per abituarlo più lentamente? Se puoi farlo davvero, aiuta, ma solo se poi il cambio arriva comunque in modo graduale, non di colpo l’ultimo giorno, altrimenti siamo punto e a capo.
I diffusori di feromoni o gli integratori calmanti funzionano? Possono aiutare come supporto, in cani con disabitudine lieve o come aiuto durante il lavoro educativo vero. Non risolvono da soli un’ansia da separazione seria e non sostituiscono mai il lavoro con un istruttore.
Meglio lasciarlo libero in casa o in uno spazio ristretto? Dipende dal cane, non c’è una regola unica. Alcuni si sentono più al sicuro in uno spazio piccolo e conosciuto (una stanza, un recinto), altri lo vivono come una prigione e peggiorano. Osserva come reagisce il tuo cane prima di decidere per lui.
Prendere un secondo cane risolve il problema? Quasi mai e, anzi, a volte lo complica: un secondo cane non sostituisce te e nel frattempo raddoppi la difficoltà di gestione. Non è mai la prima mossa da fare per questo problema specifico.
Domande da farsi prima, non dopo
Se stai leggendo questo articolo e non hai ancora un tuo cane, ma ci stai pensando, ci sono alcune domande che vale la pena tu ti ponga adesso: chi sarà presente in casa i primi giorni dell’arrivo del cucciolo? Per quante ore? Inizierà ad abituare fin dall’inizio il cucciolo a piccole solitudini che saranno la base della capacità di gestire le tue uscite lavorative appena tornerai al lavoro? Non sono domande per scoraggiare. Sono le stesse domande che faccio a chiunque desideri un mio cucciolo: prendersene cura bene comincia già prima che il cucciolo arrivi.
Ma se il cane ce l’hai già e sei qui perché la tua porta di casa oggi ha i segni delle unghie del tuo cane, quello che ti serve è sapere quali primi passi fare da stasera. Inizia da lì.










